GLI OGGETTI RACCONTANO STORIE, L’ASINO CHE NON SI LASCIAVA BASTONARE

Tengo in mano questa medaglietta di bronzo.

Pesa sette grammi. Ha 113 anni.

E racconta una storia che vale molto di più del metallo che ho tra le dita…

Siamo nel 1911.

L’Italia giolittiana è un paese dove il potere della Chiesa arriva ovunque: nelle scuole, nelle edicole, nei cortili degli stabili.

Quel potere sta cercando di strangolare un giornale scomodo: L’Asino, il settimanale socialista e anticlericale fondato nel 1892 da Guido Podrecca e Gabriele Galantara.

I preti convincono i proprietari degli stabili a cacciare via le edicole che espongono la rivista.

Dove non bastano le persuasioni, arrivano i soldi.

La risposta di Podrecca e Galantara è tipicamente loro: una medaglietta satirica agli abbonati.

Un ciondolo da portare al collo.

Atto di sfida.

Atto d’amore verso i lettori fedeli.

Sul rovescio, riconoscibilissimo, c’è “Bepi” : il papa Pio X in versione caricatura.

Giuseppe Sarto, veneto di nascita, patriarca di Venezia, salito al soglio pontificio nel 1903.

L’Asino lo fa parlare in dialetto trevigiano, lo ritrae grassoccio e furtivo, sempre affiancato da un corvo-avvoltoio.

Nessun rispetto. Nessuna riverenza.

Solo satira feroce, quella che in Italia si pagava con le denunce, i sequestri, le condanne per “oltraggio al pudore”.

Sul dritto, la scena allegorica: il popolo (l’asino del titolo) alle prese con le figure del potere clericale.

Il motto della rivista lo diceva chiaro, citando Guerrazzi: “come il popolo è l’asino: utile, paziente e bastonato.” Ma l’asino di Podrecca e Galantara ad essere bastonato non ci stava.

Nel 1911, mentre distribuiscono queste medagliette,

L’Asino raggiunge le 100.000 copie a settimana. Centomila!

In un paese dove molti non sanno leggere, ma le vignette le capiscono tutti.

È il giornale più popolare e più odiato d’Italia. James Joyce lo legge a Roma con passione.

Il Vaticano lo teme.

Poi arriva Mussolini. Nel 1925 le leggi fasciste sulla stampa chiudono tutto. Galantara viene arrestato. Condannato a cinque anni di confino. La medaglietta sopravvive nelle tasche e nei cassetti degli abbonati, testimone silenziosa di vent’anni di satira libera, irriverente, necessaria.

Adesso, chi difende il popolo “asino” con ironia e intelligenza?

© Fabio Cappellini 2026

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